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Cari amici autotrasportatori,

diffidate di chi va dicendo che Spediporto è contro di voi, che Botta è contro di voi. È vero, semmai, il contrario, a dimostrarlo inequivocabilmente è la nostra storia (78 anni il prossimo giugno). Ricordo che Spediporto rappresenta anche autotrasporto e questo, non da oggi, ma fin dalla sua costituzione quando fummo i rappresentanti, sul territorio, di Federcorrieri ed oggi di Fedit. Quindi noi siamo anche autotrasporto.

Come tali abbiamo sempre sostenuto, lavorando con coscienza e professionalità, il mondo del trasporto su gomma mostrandoci, nei fatti, impegnati al fianco anche della vostra categoria. Volendo ricordare cosa, negli ultimi 20 anni della mia direzione, sia stato fatto, cito tra i tanti ricordi: nel 2003 la telematizzazione del gate di Voltri in import ( c.d. E-Port 1), che consentì di ridurre sensibilmente i tempi di gate out (da 20 minuti a meno di 30 secondi). Iniziativa questa condotta da Hub Telematica, società in allora 90% delle associazioni degli Spedizionieri Agespedo – Consiglio Compartimentale – Spediporto e CGI e pagata in allora, come ancora oggi, dalla merce. Da quel 2003 e per i successivi 10 anni gli interventi informatici sul porto di Genova hanno riguardato principalmente autotrasporto. Questo è un dato di fatto, come è un dato di fatto che a sostenere economicamente la telematizzazione sia stata sempre la merce.  Nel maggio 2016 quando scoppio l’emergenza VGM, nessuno sapeva cosa fare, tantomeno le numerose sigle di autotrasporto che si limitavano a chiedere la sospensione di una normativa, quella Solas sul VGM, che non poteva essere nè sospesa né abolita, essendo una norma di diritto internazionale. Fu Spediporto a trovare la forza di risolvere il problema con le pese di Tortona, che misero al riparo dal blocco totale centinaia di autotrasportatori. Servizio che continuiamo ad offrire, con soddisfazione dei nostri clienti,  impiegando uomini e non telecamere (!), professionalità ed investimenti.  Durante la pandemia abbiamo aperto noi il centro per tamponi dedicato agli autisti, sempre a Tortona, dove giornalmente venivano fatti centinaia di tamponi e sempre noi, venendo ai giorni più recenti, continuiamo ad essere in prima linea con gli autisti – grazie ai ragazzi dei Varchi Portuali – ad affrontare i blocchi informatici che nell’ultimo mese hanno colpito il PCS. Grazie alle  procedure manuali messe in atto dai varchi di Voltri e San Benigno è stato possibile liberare, nello scorso mese di maggio,  centinaia di autisti in ben tre occasioni distinte. 

La nostra storia parla di ciò che siamo da sempre, una organizzazione seria, che rappresenta oltre 300 imprese di spedizioni con oltre 7000 mila dipendenti ma anche corrieri e trasportatori. Oggi alcune sigle di autotrasporto parlano di tracciabilità e di KPI del porto (giustissimo), noi come Spediporto iniziammo a proporlo già nel lontano 2006 con la carta dei “Servizi Portuali”, facemmo in allora uno studio analitico con l’Università di Genova, con Enrico Musso, per individuare procedure, colli di bottiglia e costi relativi. Documento ancora agli atti della Autorità Portuale.

Penso sia bene ricordare, ancora una volta, chi siamo e cosa abbiamo sempre fatto anche per autotrasporto, senza interessi se non quelli generali della operatività portuale. Sono poche, anche tra le sigle di autotrasporto, quelle che possono vantare un simile impegno.

Interrogatevi dunque su quali siano le vere ragioni che portano, alcuni vostri sedicenti rappresentanti, ad aizzare autotrasporto contro di noi usandovi evidentemente per altri fini.

Spediporto sta lavorando con serietà e metodo a trovare, insieme ai vostri rappresentanti ed alla comunità degli operatori, una serie di interventi che possano portare ad un reale superamento del problema che, come tutti sappiamo, è un problema complesso, legato alla necessità di variare un modello operativo forse obsoleto. Abbiamo ben compreso che per rendere un porto efficiente non bastano solo poderosi investimenti in infrastrutture materiali (banchine, dighe, strade, ferrovie etc..) ma servono servizi, procedure, personale ed infrastrutture tecnologiche in grado di sostenere logiche e volumi profondamente diversi da quelli di 20 anni fa. Contrariamente richiamo seriamente di costruire cattedrali nel deserto.

Noi lo stiamo gridando da anni al mondo della politica ed alla Autorità Portuale, che deve fare l’autorità ed avere la forza di mettere mano alle regole operative del porto. Regole che devono coinvolgere pubblici e privati perché il modello deve essere efficiente e produttivo per tutti, non solo per alcuni.

Abbiamo detto NO – e lo abbiamo scritto –  non alle vostre legittime proteste, ma abbiamo detto NO al metodo, ai termini ed alla congruità di quanto è stato avanzato. Nessuno, neanche voi, potrebbe accettare delle imposizioni, dei diktat soprattutto se, come nel caso degli spedizionieri, noi stessi siamo vittime dei disagi e dei disservizi, pagando da anni costi salatissimi tutte le volte che si palesa un problema: franchigie sui contenitori azzerate, difficoltà a programmare ritiri e trasporti, decine di giorni per avere le analisi sanitarie sulle merci (con conti da migliaia di euro da pagare), in attesa da 15 anni dello Sportello Unico dei Controlli, amministrazioni e normative soffocanti, competizione internazionale esasperata, al centesimo di euro, che vede in campo ormai tutti: spedizionieri, compagnie armatoriali, operatori logistici, piattaforme di e-commerce etc.. Ecco il rischio dello sviamento vero di traffico se non si mette mano in modo ragionato alle cause che generano disservizi e costi.

Stiamo lavorando, seriamente, a  delle proposte che saranno, come è nello stile Spediporto, fortemente innovative. Le vogliamo condividere, però, prima con i nostri colleghi nazionali vista la rilevanza – nazionale – del tema e del porto di Genova. Dico già, però, che dovrete essere disponibili, voi come anche noi e tutti, a mettere in campo la volontà di collaborare ad un cambiamento forte, nella forma e nella sostanza, dell’attuale modello al fine di ottenere non solo una migliore operatività ma anche un equo compenso per le vostre prestazioni perché nessuno ha mai negato che il lavoro vada pagato il giusto per garantire sicurezza agli autisti e profitto alle imprese.

La nostra storia, fino ai giorni nostri, dimostra che se decidiamo di affrontare un problema lo facciamo con metodo, caparbietà e costanza. Così abbiamo intenzione di fare oggi davanti ai temi che ci sono stati prospettati, anche se dovessimo rimanere alla fine solo noi e voi.

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